martedì 26 aprile 2022

Qualità Vo cercando - Il Salumificio San Giacomo nel Percorso Internazionale La via dei Norcini

 


I giornalisti e i comunicatori avevano conosciuto il Salumificio San Giacomo di Vittorio Veneto molti anni orsono, quando le iniziative di informazione di Borghi d'Europa li avevano portati a scoprire gli artigiani del gusto di quel territorio.

“ L'azienda è stata fondata da mio padre Liviano – raccolta Pierangelo Canton- e può vantare una lunga esperienza pluriennale. Abbiamo mantenuto nel tempo le nostre caratteristiche originarie, dalla selezione rigorosa delle carni suine alla loro lavorazione, dalla scelta di ingredienti naturali alla stagionatura naturalmente in sale, con temperatura e umidità costanti, così da rivestire i prodotti di delicate muffe, sinonimo di genuinità e di perfetta maturazione.”


Bontà e tradizione e consapevole uso delle tecnologie moderne, per ottenere salumi artigianali di qualità : ecco i 'segreti' di questa famiglia di norcini di razza.


E proprio dall'incontro con Marco e Martina, numi tutelari della Osteria Pra de' Boi di Soller di Cison di Valmarino, è nata l'idea di inserire il Salumificio San Giacomo nel Percorso Internazionale La Via dei Norcini, l'itinerario leggendario per scoprire in oltre sei Paesi Europei, gli artigiani del gusto della salumeria.


La sopressa (con o senza filetto), la pancetta, la salsiccia, il salame,il cotechino,la Pancetta coppata,la Porchetta, la coppa, il lonzino, il roastbeaf e il salame Napoli : ecco le delizie a cui ci ha abituati il Salumificio San Giaocmo.


In particolare ci ha incuriosito la novità : lo schenal al pepe rosa.

“ Lo Schenal è una carne salata – osserva Pierangelo-,di suino derivata dal lombo intero che viene trattata esternamente con sale e spezie e quindi leggermente affumicata per favorire la conservazione e stagionato per circa 90 giorni. Presenta una colorazione rosa-brunita e un sapore molto gradevole e aromatizzato. Per ottenere lo Skenal utilizziamo esclusivamente lombi di suino pesante nazionale.”


Il Salumificio San Giacomo conclude Canton-,per valorizzare il passato e mantenere inalterate le antiche tradizioni ha fatto sì che anche i sapori di una volta si siano mantenuti nel tempo. E’ proprio nel rispetto della tradizione che nasce il nostro laboratorio artigianale; l’esperienza nel settore, l’uso di carni suine nostrane, ma soprattutto la lavorazione manuale accurata dei nostri prodotti sono la garanzia della genuinità e della bontà quotidiana in tavola.”


lunedì 7 febbraio 2022

Borghi d'Europa : la sostenibilità aziendale – La partecipazione di Konsum srl

  Borghi d'Europa propone dal 2020 un percorso informativo internazionale denominato

EUROSOSTENIBILITA', che ha preso il via dal Patrocinio concesso da ESOF2020 Trieste

Città Europea della Scienza a Borghi d'Europa.


Le iniziative 2022 sono dedicate ai temi della sostenibilità aziendale e vengono supportate da

Konsum srl di Cornuda (TV),azienda che opera nel Centro-Nord nei settori della segnaletica stradale e della commercializzazione di prodotti di antinfortunistica e pulizia.


In un recente servizio informativo nella rivista di Eon si leggeva :


Cosa significa essere un’azienda sostenibile?


Il concetto di sostenibilità è oggi sempre più al centro dell’attenzione, soprattutto nelle aziende e nelle imprese. L’idea di sostenibilità, per privati come per le aziende, si traduce come un impegno non solo per ridurre il nostro impatto sul Pianeta, ma anche per il benessere sociale ed economico delle persone.


Cosa significa quindi parlare di aziende sostenibili? Quando possiamo dire che un’azienda ha a cuore la sostenibilità e come possiamo fare a valutare concretamente questo parametro?


Sostenibilità aziendale: significato e definizione

Iniziamo analizzando il significato della parola “sostenibilità”: indica un approccio che mira alla soddisfazione dei bisogni delle generazioni di oggi senza compromettere la possibilità delle generazioni future.


La sostenibilità è una vision, che mette al centro le azioni, i comportamenti e le scelte di sviluppo focalizzate non solo sui problemi a breve termine ma anche, e soprattutto, su quelli a lungo termine. L’oggi e il domani sono legati in modo indissolubile: non possiamo prescindere dal fatto che quello che facciamo oggi avrà conseguenze future a livello globale.


Sono sostenibili le aziende che hanno fatto propria questa visione dello sviluppo, con azioni e progetti che si concentrano per creare ora soluzioni concrete per il futuro. In particolare, ci sono tre aspetti su cui possiamo concentrare i nostri sforzi: ambientale, sociale ed economico. Le aziende sostenibili sono quindi quelle che riescono a raggiungere a integrare nel proprio modello di business queste tre dimensioni:


Sostenibilità ambientale: questo aspetto è legato alla tutela dell’ambiente. Molto spesso questo, per le aziende, si traduce in una riduzione dell’impatto ambientale nelle fasi produttive e nell’attenzione sul consumo delle risorse naturali.


Sostenibilità sociale: la sostenibilità riguarda anche la società e le persone. Le aziende realizzano la sostenibilità sociale garantendo giustizia e uguaglianza nel trattamento dei dipendenti, bandendo ogni forma di discriminazione. Significa creare delle condizioni di sicurezza sul posto di lavoro e instillare un senso di appartenenza in chi lavora.


Sostenibilità economica: La sostenibilità economica è la capacità creare valore attraverso la produzione di oggetti o servizi in grado di migliorare la vita delle persone, unendo gli aspetti economico-finanziari alle sopracitate dimensioni di sostenibilità sociale e ambientale.


giovedì 10 dicembre 2020

IL FOSSO DI CANEPA a San Marino

   L’ area del Fosso di Canepa è una delle aree più verdi del territorio Sammarinese caratterizzata dall’ alternarsi di rilievi boscosi e fossi impervi. Di particolare interesse è la Grotta di Canepa che fa parte del sistema carsico e tettonico del Monte Titano. I mulini lungo il Torrente San Marino facevano parte di un sistema di sei mulini molitori che si passavano l’ acqua l’ un l’ altro e che oggi assumono un prezioso interesse archeologico industriale. Nelle vicinanze troviamo la piccola chiesetta abbandonata di Cà Centino che fungeva come luogo di incontro per i contadini e i mugnai.

 

CHIESETTA DELLA MADONNA DI CA’ CENTINO:

La chiesetta della Madonna di Cà Centino non era solo un edificio dedicato al culto, ma anche un luogo di aggregazione per chi lavorava e viveva nella campagna circostante e lungo il fosso dei mulini. La chiesetta è a semplice pianta rettangolare coperta da un tetto a capanna e vi si accede tramite una scalinata che conduce ad un porticato retto da due pilastri quadrati. La porta d’ ingresso è di forma rettangolare fiancheggiata da due semplici finestre; un’ altra apertura è posta sopra il porticato. L’ edificio è interamente costruito in pietra , ma le pareti sono intonacate. All’ interno troviamo l’ altare collocato circa 1/3 della navata unica posto davanti all’ abside rettangolare. La copertura è a capriate lignee e il pavimento in cotto. Con l’ allontanamento dai campi e la chiusura dei mulini, la chiesetta è stata abbandonata e oggi la troviamo in una condizione di degrado.

 

FLORA:

Attraversando il Fosso di Canepa si può godere di un paesaggio naturalistico suggestivo e rigoglioso. Le alte sponde del fiume sono circondate da noccioli, aceri, cerri, ornelli e caprini che con le loro chiome formano una galleria naturale. Proseguendo lungo l’alveo, tappezzato di edere e muschi, si apre l’ingresso alla Grotta di Canepa che presenta molti aspetti interessanti dal punto di vista geologico e biologico, infatti essa è una risorgente fossile collegata con tutto il sistema carsico e tettonico del Monte Titano e facente parte di un complesso sistema ipogeo. Purtroppo, quest’area è gravemente danneggiata dal passaggio delle tubature dell’acquedotto che deturpano il paesaggio e ne alterano l’equilibrio biologico ed ecologico.

 

MULINO CAPPICCHIONI – REFFI:

Mulino Capicchioni - ReffiSecoli XVIII – XIX – XX

Stato: abbandono

Nel catasto Santucci del 1822 – 1825 questo mulino viene definito casa con corte e molino da grano a due ruote e ingulchiera.

E’ una struttura articolata su tre piani con cinque vani ed è l’edificio più complesso tra i mulini del Fosso di Canepa.

Le murature sono in pietra e sassi di fiume legati con malta di calce.

 

MULINO CAPPICCHIONI – REFFI:

Mulino Capicchioni - Reffi Secoli XVIII – XIX – XX

Stato: sede associazione speleologica sammarinese

Nel catasto Santucci 1822 –1825 questo mulino viene definito ad una ruota con corte e canale del molino.

E’ una struttura articolata su quattro piani con sette vani ed è quello conservato meglio.

Le murature sono in pietra e sassi di fiume intonacate con rustico di cemento.

In seguito venne ampliato aggiungendo un vano per la cucina e uno per il bagno in cemento armato.

 

 

MULINI DELLA GREPPA:

Stato: testimonianza archeologica industriale/ abbandonato

Nel catasto Pelacchi del 1775 – 1777 questi due mulini vengono definiti ad una ruota ciascuno.

E’ una struttura articolata su due piani rettangolari in due diversi edifici posti in prossimità della cascata.

Le murature sono in pietra intonacate con uno strato di rustico di cemento e presenta un portico antistante l’ ingresso.

 

 

 

MULINO DI BOTTACCIONE:

Mulino BottaccioneSecoli XVIII – XIX – XX

Stato: testimonianza archeologica industriale.

Nel catasto Pelacchi del 1775 – 1777 questo mulino viene definito selva con molino detto il Bottaccione per il grande bottaccio che interessava tutto l’ alveo del Fosso di Canepa.

E’ una struttura articolata su tre piani più un portico esterno.

Attualmente l’ edificio si presenta come un unico vano a cielo aperto in seguito al crollo del tetto, del solaio e del portico.

Le murature sono in pietra a conci irregolari e ciottoli di fiume “ faccia a vista” legati con malta di calce.


MULINO DELL’ OVIERA:

Mulino OvieraSecoli XIX – XX

Stato: Rudere

Nel catasto Cantucci del 1822 – 1825 questo mulino viene definito molino ad una ruota.

È una struttura articolata su tre piani con tre vani a pianta rettangolare ed è in uno stato di degrado molto avanzato dovuto al crollo del tetto.

Le murature sono in pietra intonacate con uno strato di rustico di cemento.

 

( da https://www.cattolica.info/itinerari/itinerari-valmarecchia-valconca/mulini/mulini-valmarecchia/

martedì 24 novembre 2020

LIQUORI D’AUTORE:IL VECCHIO MAGAZZINO DOGANALE A COSENZA

 



 

Milano, 24 Novembre 2020- La visita fatta dalla redazione di Borghi d’Europa da Sbunda, realtà enogastronomica di qualità calabrese certificata a Milano, è stata molto fruttuosa e ha permesso di conoscere alcune aziende della regione ionica che si distinguono per i loro prodotti di livello, che sono un mix tra tradizione e innovazione.

A Montalto Uffugo, nel Cosentino, è nata, grazie all’abilità e all’esperienza di Ivan Trombino, la Società Agricola Rurale Vecchio Magazzino Doganale, che produce diversi liquori di pregevole fattura, tutti caratteristici del territorio, visto che alla base viene fatta una meticolosa selezione delle materie prime.

Tali materie prime sono infatti agrumi ed erbe botaniche, tutte piante autoctone coltivate al Vecchio Magazzino Doganale, dopo che Ivan Trombino scoprì una ricetta scritta per la realizzazione di un amaro dal nonno Egidio, emigrato in cerca di fortuna negli Stati Uniti dalla Calabria via nave.

Tra i liquori rurali del Vecchio Magazzino Doganale spiccano il Jefferson, amaro importante fatto con il bergamotto, le arance amare e dolci, il rosmarino,l’eucalipto e l’origano, poi l’Intervallo, un amaro più da meditazione, combinazione di genziana, maggiorana, galanga, assenzio ed alloro, il Roger, un amaro Bitter Extra Strong, torbido e potente, perfetta sintesi di vari agrumi e botaniche e poi va citato anche il Dopolavoro Aperitivo Amaricante Pronto da Bere, connubio tra tradizione ed innovazione, visto che è composto da infusi estratti di erbe ed infusi di scorze di agrumi calabresi.

Storicità e territorio: Il Vecchio Magazzino Doganale, con i suoi liquori d’autore, verrà ancora comunicato da Borghi d’Europa nei diversi percorsi d’informazione, così come le altre realtà produttive calabresi raccontate nell’ultimo periodo.

martedì 3 novembre 2020

Azienda Agricola Alessio Komjanc: ai confini con la Slovenia



Al termine del mio educational tour in Friuli, ho visitato l’Azienda di Raffaella e Roberto Komjanc che si trova a San Floriano del Collio, non lontano da Gorizia.

La prima cosa che ho notato arrivando è stata la grande cortesia e disponibilità di tutti i componenti dell’Azienda è che ti facevano veramente sentire a casa, preoccupandosi di darti ogni indicazione utile per scoprire il loro meraviglioso territorio: il Collio, un insieme di colline costituite da terreni arenacei marnosi eocenici

La posizione, il clima e la morfologia del terreno hanno favorito fin dai tempi remoti la coltivazione in questo territorio della vite, presente già in epoca pre-romana. Le Prealpi Giulie infatti costituiscono un efficace riparo dai venti freddi di settentrione e la vicinanza della costa adriatica favorisce la persistenza di un microclima mite e temperato, con un’escursione termica tra giorno e notte che garantisce una produzione enoica di qualità.

Qui mi sono soffermato ad assaggiare in particolare il Collio Pinot Bianco DOC 2018 che nell’ultima edizione della Milano Wine Week ha ricevuto da “The WineHunter” il Premio Platinum.

Ha colore giallo paglierino. Il profumo è delicato, e fruttato. Sapore asciutto, pieno, armonico. Un vino sincero, che svela subito le sue doti beverine e che ben si abbina con minestre, risotti ed anche secondi, in particolare di carne bianca. Complimenti.

Infine da ultimo non potevo lasciare il Friuli, questa terra amata da Bacco, senza assaggiare la sua perla più preziosa: il Picolit. Questo vino era già conosciuto ai tempi dei romani e nel corso della storia è stato servito sulle tavole più importanti d’Italia e d’Europa fino a quella dello zar di Russia. Lo stesso Goldoni lo definisce “la gemma enologica più splendente del Friuli”. Quello che ho assaggiato in Azienda era senz’altro pari alla sua fama: di colore giallo dorato, con un profumo intenso e piacevole, che ricorda i fiori di campo ed il miele d’acacia. Il sapore è dolce, giustamente morbido, con un notevole corpo; ampio e vellutato, accarezza piacevolmente il palato, simile ad un nettare.

Le uve, raccolte manualmente, vengono messe per l’appassimento in cassetta per un periodo di 2 mesi. Poi segue la pressatura soffice in pressa pneumatica e la vinificazione tradizionale in bianco, con fermentazione a temperatura controllata e finalmente il vino viene messo in barrique per l’affinamento.

E’ senz’altro un vino da meditazione, che sarebbe da rendere obbligatorio alle Facoltà di Filosofia, ma non disdegna neppure abbinamenti con formaggi stagionati.

Gianluigi Pagano

 


 

venerdì 16 agosto 2019

La Fira di Sett Dulur a Russi e il bel e cot



"Nonostante si celebri da quasi 340 anni, la Fira di Sett Dulur di Russi, a mezza strada tra Ravenna e Faenza, nella Bassa Romagna, non ha perso il suo smalto e continua ad attiraredecine di migliaia di affezionati partecipanti.Nata nel XVII sec. come festa religiosa per rendere omaggio al culto della Madonna Addolorata, resa nell’iconografia popolare con il cuore trafitto dalle sette spade che ricordano i “dolori” della vita della Vergine, nel corso dei secoli si è via via accentuato l’aspetto laico e ludico di sagra paesana, con un aspetto predominante collegato alle eccellenze enogastronomiche del territorio ed in particolar modo il “bël e cöt”, il cotechino cioè.".
Così il giornalista romagnolo Massimo Tomassini scrive in FOOD AND SO ON (Cibo e Dintorni),la sua testata giornalistica, che racconta le eccellenze eno-gastronomiche del nostro bel paese, delle sue fiere e sagre, delle incantevoli città d’arte e dei borghi storici di cui è disseminato, con un occhio anche ad argomenti d’attualità.

Ma ritorniamo al bel e cot.
"Assomiglia a un cotechino, ma attenti a non definirlo tale perché i russiani doc potrebbero risentirsene. Stiamo parlando del bel-e-cot (in italiano ‘bello e cotto’, cioè già cucinato), un salume di circa mezzo chilogrammo di peso prodotto soprattutto a Russi, in provincia di Ravenna.
Viene ottenuto con la golena, la testa disossata privata delle orecchie e la cotenna lessata (30-40 per cento) del maiale. La cotennta è tritata con uno stampo da salame o mortadella e deve essere tenera, perché nel “bel e cot” ha la funzione di produrre il cosiddetto “inciach”, cioè di amalgamare.
La carne – tagliata a grossi dadi e mescolata con la cotenna – viene versata nel tritacarne insieme a sale grosso, pepe, chiodi di garofano, cannella, noce moscata e zucchero. L’impasto è poi insaccato in budella di pecora o vitellone." ( da Romagna a tavola).
Risultati immagini per immagini bel e cot russi

sabato 1 giugno 2019

Simone Michielin, ovvero Antiquum di Vittorio Veneto, in Borghi d’Europa

Dopo la presentazione dei 10 Percorsi Internazionali presso la sede del Parlamento Europeo
di Milano e la partecipazione al Festival dello Sviluppo Sostenibile, la rete internazionale
Borghi d’Europa ha iniziato l’itinerario per individuare le ‘tappe’ dei Percorsi stessi.
Per quanto riguarda ‘I Mulini del Gusto e le Vie del Pane’, le visite in incognito per tracciare
in Italia la mappa delle ‘soste del gusto’ ha portato i giornalisti e i comunicatori di Borghi d’
Europa a Vittorio Veneto, a Ceneda, ove hanno incontrato Antiquum, panificio artigianale
di Simone Michielin e Lucrezia.
Un primo stage con la redazione di Borghi d’Europa si è svolto rigorosamente alle prime ore dell’alba,
per raccogliere le parole di Simone, impegnato con il forno a legno (firmato da un Maestro,Eros Pavesi di Rimini),
a ‘creare’ il pane di farine pregiate. Lucrezia, ha saputo accompagnare la storia del Nostro, lasciando il fascino
e la complessità di Venezia, per condividere questa avventura che, per altro, ha solide radici nel dna della famiglia Michielin.
Poi, nel giorno di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, la testimonianza di Simone
per le Vie del Pane, nel corso di una trasmissione che ha dato voce anche a Grani Antichi FVG,
al Mulino Terre Vive e alla rete di pizzerie de L’Angolo Goloso, come dire, insomma, dal seme
alla tavola.
Un percorso non pubblicitario, ma di informazione onesta e ‘pulita’,che proporrà alle comunità
scolastiche un materiale didattico sulla storia del pane.
E, su queste scelte, Lucrezia e Simone ci sono e ci saranno.
Così va bene!